La storia

Dicono di noiI nostri allievi

Signora Simonetti, ho avuto modo di conoscerla quando insegnava presso la scuola San Barmaha di Venezia, diretta da Alma Bernt, una scuola unica nel suo genere, perché accoglieva musicisti, pittori, scultori, ballerini e la danza era solo una delle forme d’arte con cui gli allievi potevano confrontarsi. Questa esperienza, come l’ha formata! Come porta avanti questo metodo di insegnamento? È stata senz’altro per me un’esperienza formativa importantissima. La signora Bernt, donna molto colta, creava come una mecenate in gonnella, e il salotto della sua casa ha ospitato persone che hanno significato molto per la cultura del ‘900. Frequentandola, ho soprattutto capito che l’arte, quella con la “A” maiuscola, è un collage di esperienze artistiche che affinano la nostra sensibilità per una comprensione del passato e per una spinta verso la prossima creazione. È naturale quindi che io segua le sue direttive, a cui aggiungo la mia esperienza di segretaria nella galleria d’arte di Gianni De Marco a Venezia, frequentata da artisti come Guidi, Alfonso Gatto, Licata, Pinzi, Cadorin, Music, per citarne alcuni. Per queste valide ragioni, cerco di avvicinare le mie allieve ad altre forme artistiche, non solo ed esclusivamente alla danza, che è la forma d’arte più complessa, ma anche la più completa se coltivata nella sua ricchezza.

Avere lavorato con il coreografo Giuseppe Carbone è un privilegio che spetta a pochi insegnanti. Cosa ricorda di quel periodo e quali sono i coreografi contemporanei e del passato che più ama? “La mia esperienza con Pippo Carbone e sua moglie Iride Sauri è stata molto positiva. Lavorando con loro per 5 anni, ho avuto la fortuna di conoscere e ospitare per mesi interi nella mia casa a Venezia Birgit Cullberg, la grande coreografa svedese, ed altri ballerini della sua compagnia. Oltre a collaborare per i loro spettacoli (Oriella Dorella, Nureyev e friends, Charles Jude, Vanadia, sono alcuni nomi), amo molto Birgit, come affettuosamente la chiamavo, e con la quale, nelle conversazioni in inglese, avevo spiegazioni su come si crea una coreografia. Ho anche conosciuto a Venezia Merce Cunningham e le sue novità per la sua ricerca, una vera innovazione in quel momento. Amo molto anche Balanchine e Alvin Ailey, oltre a Petipa per il passato.”

Le sue allieve hanno raggiunto un ottimo livello di preparazione. Come è strutturata la loro formazione? “Per la loro formazione, oltre al lavoro con le mie collaboratrici, collaboro con seri professionisti che mensilmente operano presso la mia scuola. Per il classico, con la signora Smirnova, direttrice del Centro Coreografico del Bolshoi, già eroile, insegnante presso la Scala di Milano e il Teatro Carcano. Sempre per il classico, con Giuseppe della Monica (passo a due), insegnante di grande esperienza e attualmente collaboratore e ripetitore presso massimi teatri in Italia e all’estero. Per la danza moderna, collaboro con Eugenio Buratti, insegnante presso Opus Ballet ed ex ballerino del Balletto di Toscana. Infine, per l’hip hop, con Daniela Agostani, insegnante a Los Angeles. Quest’anno, a completamento dello studio, come parte culturale, sono state fatte delle conferenze sulla danza con visione e critica di alcuni passi virtuosi.”

Capita che alcuni genitori siano preoccupati perché la danza richiede molto impegno e potrebbe nuocere al rendimento scolastico. Lei è stata anche insegnante di lingue straniere, secondo lei lo studio della danza aiuta invece ad avere metodo anche per l’apprendimento delle materie scolastiche? “Sì, senz’altro. Capire che la ripetitività di una lezione o coreografia, la ricerca minuziosa di un buon risultato, senza dubbio dà uno stile di vita e di metodo che si ripercuote poi sullo studio scolastico. Che poi sia faticoso? Che cosa non lo è, se ciò che si vuole fare è importante?”

Signora Simonetti, lei è diplomata all’estero come insegnante di danza classica e ha avuto modo di vivere insieme ad artisti famosi, ha preparato centinaia di allievi, eppure è nota per la sua umiltà, per il suo non volere mai apparire. Ciò è dovuto alla timidezza oppure a una sicurezza interiore di chi sa di non avere bisogno di pubblicità? “Ho sempre lavorato su di me per capire come meglio affrontare la vita e questo mestiere così complesso. Importante per me è stata la lettura di Avere o Essere di Eric Fromm. Ne ho concluso che bisogna sempre valutare con serenità per dare serenità agli allievi. Spesso non sono disponibili alla comprensione delle difficoltà che noi maestri dobbiamo affrontare, ma cerco di far capire che è importante stare assieme e che l’aggregazione deve essere positiva e costruttiva, anche perché non tutti faranno i ballerini. Se poi non vogliono capire, la porta della mia scuola è sempre aperta, anche per uscire senza rancore. Quindi, non parlerei di umiltà o timidezza, ma piuttosto di una serena consapevolezza di qualcosa che finisce con l’insegnante, che si può trasmettere a chi viene dopo di noi.”

Qual è il progetto che vorrebbe realizzare artisticamente qui in Italia e cosa vorrebbe che lo Stato facesse per la danza? “Più che progetto, parlerei di speranza che lo Stato si interessasse sul serio della crescita artistica del nostro paese e dei suoi talenti, che sono tanti. Noi siamo un popolo pieno di iniziative e fantasia. E soprattutto, l’arte non può e non deve essere un business, come purtroppo lo è.”

Tiziana Menegazzo